La Filotecnica come nuovo orizzonte sistematico del sapere
La Filotecnica come nuovo orizzonte sistematico del sapere
L’occhiello: La filotecnica si presenta come una nuova prospettiva sistematica capace di
interpretare la trasformazione profonda dell’io umano nel rapporto con la tecnica. Non più semplice
strumento, la tecnica diventa parte integrante dell’identità umana, trasformando l’uomo in un
“essere tecnico” e aprendo interrogativi radicali sull’ontologia dell’io e sulla società
contemporanea.
di Assen Pomposelli
La filotecnica e la cibernetica: la fusione dell’io con la tecnica
La filotecnica si propone come un nuovo orizzonte sistematico del sapere, manifestandosi attraverso
la cibernetica, che si configura come modello relazionale tra l’io — inteso come ente spirituale
animato da un’anima — e la tecnica. Nel mondo contemporaneo, l’io si rivela essere un ente inerte
di fronte alla potenza tecnica, assoggettato e lacerato da essa. La tecnica, in tal modo, si è
pienamente inglobata nell’io più assoluto, che è sinonimo di identità generazionale e culturale.
La tecnica smette di essere strumento secondario e diventa l’unico mezzo disponibile, penetrando
nell’intimità dell’io e rivelandosi come un vero e proprio “essere tecnico” (Technologisch geprägt
sein). L’uomo non è più padrone della tecnica, ma diviene macchina, vivendo come macchina,
annullando così la sua dimensione umana e distruggendo conoscenze metafisiche fino a privarsi di
senso e carattere.
L’ascesi della tecnica e la trasformazione dell’io
Questa ascesi tecnica chiama l’uomo — come “io” radicato in uno spazio e in un tempo — a
trasformarsi inevitabilmente in uomo tecnico. Non è più l’uomo a dominare la realtà tramite la
tecnica, bensì la tecnica, inglobata nell’uomo, utilizza quest’ultimo come strumento per scopi
terminalistici e distruttivi. Questo processo annienta l’identità generatrice umana, instaurando una
dipendenza totale. La filotecnica interviene allora come un nuovo realismo, assolvendo e negando
l’io nella macchina e proiettandolo verso un progresso imminente e totalizzante. L’essere si traduce
nel fare, l’io diventa macchina, negando ogni realtà autentica e riducendo il mondo a un’immagine
periferica e distaccata.
L’ontologia della tecnica: tripartizione dell’io assoluto
Originariamente, l’io si configura come soggetto naturale, un ente animato da una naturalità
costitutiva, che si sviluppa attraverso processi razionali, matematici, logici e analitici. Tuttavia,
queste facoltà, da strumenti dell’intelligenza naturale, vengono progressivamente assorbite e
riformulate all’interno del sistema tecnico, fino a essere inglobate completamente dalla tecnica.
Il soggetto perde così la propria identità naturale e si trasforma in un’entità che non è più agente, ma
oggetto funzionale in un sistema autoreferenziale.
Da questa trasformazione nasce una nuova equazione ontologica:
Io = Tecnica = Macchina
L’io si dissolve nella tecnica, muta nella macchina, e perde ogni traccia di identità autonoma e
spirituale. Non è più luogo di riflessione, critica o discernimento — non è più l’“io assoluto” capace
di fondare senso e verità. La funzione esistentiva dell’io, basata sulla capacità logico-analitica,
viene annientata e sostituita da una macchina senz’anima, priva di coscienza e di tempo interiore,
incapace di percepire sé stessa come essere nel mondo.
L’io sradicato: la perdita dell’etica e della comunità
Alla base della tripartizione io-tecnica-macchina vi è un io sradicato: avverso alla morale, all’etica e
alla relazione comunitaria. Un io che non si riconosce più come parte di una totalità umana, ma che
è trascinato verso un progresso meramente economico e strumentale. In questo paradigma, la
tecnica diventa fine, e l’io diventa mezzo.
Così, l’io si trasforma in macchina inerte, cieca alla realtà, sorda al richiamo dell’essere, priva di
orientamento nel tempo e nello spazio.
Impostazione metodologica della filotecnica
Considerando che l’io viene progressivamente trasformato in macchina, la filotecnica si pone in
forte contrasto con gli orientamenti filosofici precedenti. Essa analizza il processo attraverso cui
l’io, soggetto animato e razionale, diventa una macchina priva di essenza naturale.
Il problema è evidente: viviamo in una società dominata dal capitalismo tecnologico che riduce
l’uomo a ingranaggio produttivo.
La filotecnica non critica la tecnica in sé, ma denuncia l’incapacità dell’uomo di riconnettersi con la
propria identità naturale. L’essere umano si trasforma così in una macchina incosciente, dedita
esclusivamente all’efficienza tecnica ed economica.
La negazione dell’essere e l’esistenza dell’io come unico ente predominante
L’ontologia classica ha studiato l’essere come elemento statico e trascendente. La filotecnica,
invece, propone di considerare l’essere come manifestazione dell’io, che è mutevole e orientato alla
trasformazione.
Secondo questa nuova ontologia tecnica, l’io si dissolve in macchina, e l’essere — parte integrante
dell’io — diventa anch’esso macchina. Questo processo conduce a una mutazione radicale della
realtà, orientata verso l’autodistruzione tramite una tecnica che ingloba e sovrasta l’ente.
La mutazione collettiva: società e ontologia della tecnica
La trasformazione dell’io non riguarda solo l’individuo singolo, ma assume una dimensione
collettiva. Ogni persona è unica, ma partecipa a una società in cui la tecnica ha sopraffatto la
singolarità, oscurandone identità e unicità.
L’ontologia della tecnica si intreccia così con la sociologia: l’io si fonde con altre individualità che
condividono una condizione esistenziale fluida e mutante, fino a divenire “macchine” nella società
tecnica.
Citazione in evidenza:
«L’io si dissolve nella tecnica, muta nella macchina, e in quanto tale perde ogni traccia di identità
autonoma e spirituale.» (Assen Pomposelli , rivista Pensiero-Filosofico )
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