Anoressia una forte richiesta d’amore

  Il XXI secolo è caratterizzato dalla tendenza a iconizzare il corpo magro. Questo elemento spinge molte persone verso l’anoressia, nel tentativo di conformarsi a un ideale di perfezione fisica. Si assiste a un vero e proprio consumo dell’oggetto, poiché il soggetto anoressico rifiuta il cibo, considerandolo un ostacolo al riconoscimento del proprio valore. In realtà, ciò che l’anoressico esige dall’Altro non è il nutrimento materiale, ma l’amore: l’anoressia si configura, dunque, come un appello al segno dell’amore. Il soggetto non si percepisce semplicemente come un sacco da riempire, ma piuttosto come qualcuno che rifiuta l’oggetto (il cibo) nella speranza di ottenere amore incondizionato. Questo disturbo affonda le sue radici in un rapporto problematico, spesso irrisolto, tra madre e figlia, caratterizzato da un intreccio complesso tra aspetti psichici e somatici. La figlia può sviluppare la convinzione di non essere stata voluta o desiderata dalla madre, e il suo corpo diventa il luogo in cui si manifesta questa sofferenza. L’anoressia si inserisce così nella dimensione dell’amore, in cui il soggetto riduce il proprio corpo a pelle e ossa nella speranza di essere amato. Dove c’è resistenza, vi è spesso anche un netto rifiuto: quando una madre o un padre sollecitano la figlia a mangiare, questo invito può trasformarsi in un imperativo genitoriale che genera una reazione opposta, ovvero il rifiuto stesso del cibo. L’anoressia, considerata come una malattia dell’amore, nasce dal desiderio di essere amati e desiderati, in particolare dalla figura materna. Tuttavia, non può essere risolta semplicemente attraverso una rigida rieducazione alimentare, poiché il soggetto anoressico sviluppa un’ipertrofia della volontà, sottoponendosi a una disciplina estrema che lo priva di ogni forma di piacere. Secondo lo psicoanalista Massimo Recalcati, la soluzione risiederebbe nel reinserimento dell’anoressico all’interno di una relazione affettiva esterna al nucleo familiare, capace di restituirgli un senso di valore e di desiderio autentico.

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